I sottili confini tra tolleranza e intolleranza. Dispense matrimoniali e matrimoni “misti” come strumenti di controllo e di integrazione delle minoranze a Roma in età moderna

Marina Caffiero

Abstract


Il saggio intende presentare un aspetto poco conosciuto della storia del matrimonio in Antico Regime: la concessione da parte dell'Inquisizione romana di dispense matrimoniali a donne delle minoranze - ebree o musulmane - che una volta convertite al cristianesimo chiedevano di potersi risposare con un cristiano, ottenendo una sorta di divorzio dal primo marito. La concessione larga delle dispense dimostra che tali matrimoni costituivano di fatto strumenti di integrazione, economica, sociale e di cittadinanza dei convertiti . Il matrimonio rendeva più facile l’assimilazione entro il gruppo maggioritario.Per altro verso, però, tali unioni costituivano anche una espressione di intolleranza, in quanto erano una modalità efficace di cancellazione, e dunque di mancata accettazione, della diversità attraverso la conversione –più o meno forzata– di uno dei coniugi e l’educazione cristiana dei figli della coppia (specie se la convertita era la madre). L'assimilazione, oltre a tentare di cancellare ogni identità originaria passando per la conversione, non implicava affatto una piena tolleranza del mondo “altro”, ma una sorta di “tolleranza repressiva”. Si tratta insomma di processi in cui l’intolleranza religiosa appare più strisciante, sottile e meno evidente, ma pur sempre attiva.


Keywords


dispense matrimoniali; matrimoni misti; conversioni; assimilazione; tolleranza repressiva; marriage dispensations; mixed marriages; conversion; assimilation; repressive tolerance

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DOI: http://dx.doi.org/10.13128/SDD-18001



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