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Author Guidelines

1. Norme per la consegna dei testi

1.1 Testi

Il testo, in versione definitiva, va inviato per posta elettronica o consegnato su CD in files separati (un file di testo, un file per le didascalie delle immagini, un file per le eventuali appendici documentarie). Si raccomanda la consegna di file con estensione .doc o .rtf. Nel testo le note devono apparire come note di chiusura a fine documento. Alla versione dei testi su supporto informatico deve essere allegata anche la loro copia a stampa su carta.

1.2 Formattazioni

Il testo deve essere libero, per quanto possibile, da formattazioni. Si richiede in particolare di astenersi dall’uso di tabulazioni, rientri, spazieggiati, grassetti, sottolineati. Il corsivo e il maiuscoletto sono ammessi solo nei casi previsti dai successivi paragrafi.

1.3 Immagini

Si richiedono fotografie in B/N di dimensioni non inferiori a 13x18 cm, fotocolor o diapositive 18x24 mm, disegni a tratto nel formato A4 (evitare rigorosamente formati maggiori); la loro qualità deve essere di tipo professionale. Si accettano immagini su supporto informatico, in formato .tiff o .jpg, purché eseguite in modo tecnicamente ineccepibile, con risoluzione non inferiore a 300 dpi e di dimensioni minime di 9x13 cm; in questo caso si richiede di consegnare anche una loro copia su carta.

Su ogni originale (comprese le diapositive) dovrà essere scritto il nome dell’autore del saggio e il numero progressivo. Lo stesso numero identificherà le relative didascalie.

Si intende che le immagini originali verranno restituite.

 

2. Norme ortografiche

2.1 Accenti

Si ricorda che in italiano gli accenti sulle vocali in fine di parola sono sempre gravi (à, ò, ì, ù); fa eccezione la e, che in genere ha l’accento acuto (é) tranne che in alcuni casi: è, cioè, tè, caffè e pochi altri. Digitando i testi, si raccomanda di usare le vocali accentate e non l’apostrofo al posto degli accenti, anche quando le vocali accentate sono maiuscole (“È noto che Michelangelo lavorò…” e non “E’ noto che Michelangelo lavoro’…”).

2.2 Maiuscolo

Si raccomanda di usare il maiuscolo con parsimonia. È però necessario per i nomi che indicano epoche o avvenimenti storici: il Quattrocento, il Rinascimento, gli anni Trenta, la Rivoluzione francese (in quest’ultimo caso l’aggettivazione deve essere scritta minuscola), e per i nomi di edifici, di strade, di piazze, ecc., che tuttavia conservano minuscolo il sostantivo che ne indica la tipologia (palazzo Farnese, teatro di Marcello, ponte Vecchio, via dei Librai, addizione Erculea, ecc.).

Nel caso dei nomi dei santi, si usa la esse maiuscola quando si vuole designare l’intitolazione di una chiesa, la minuscola quando ci si riferisce alla persona (“la chiesa di Sant’Andrea a Mantova”, ma “la croce di sant’Andrea”).

Non vanno scritti con l’iniziale maiuscola i titoli nobiliari, ecclesiastici, militari ed accademici (conte, vescovo, colonnello, professore, ecc.), e i sostantivi che indicano cariche pubbliche (sindaco, prefetto, ecc.). Si ricorda che in tedesco i sostantivi devono essere scritti con l’iniziale maiuscola.

2.3 Virgolette

Anche delle virgolette si raccomanda un uso moderato, riservandole alle citazioni di testi altrui e all’evidenziazione di termini ai quali si vuole assegnare un significato specifico. Nel primo caso devono essere impiegate le virgolette inglesi doppie (“ ”), nel secondo quelle inglesi semplici (‘ ’). Le citazioni devono essere scritte nello stesso corpo del testo, senza utilizzare il corsivo e senza rientri. Eventuali omissioni all’interno di testi citati vanno evidenziate con tre punti di sospensione racchiusi tra parentesi quadre.

2.4 Corsivo

Oltre ai titoli di libri, saggi e articoli all’interno delle citazioni bibliografiche, vanno in corsivo i titoli di opere d’arte e di opere letterarie, le parole e le espressioni in lingue diverse dall’italiano che non siano entrate nell’uso comune e le parti del testo alle quali si voglia dare una particolare enfasi. Si raccomanda di non porre mai in corsivo né i numeri di nota, né i segni di interpunzione che seguono parti del testo corsive: in particolare le virgole che all’interno delle citazioni bibliografiche servono a separare le varie informazioni (vd. cap. 3).

2.5 Numeri

I numeri devono essere scritti in lettere, ad eccezione di quelli che indicano dati tecnici e i riferimenti a pagine e figure. Si raccomanda di indicare in lettere anche i secoli e i decenni (“il Cinquecento” e non “il ’500”). Per le date, il giorno e l’anno devono essere scritti in numeri arabi (ma evitare di usare la notazione “il 1° giugno”, preferendo “il primo giugno”), mentre il mese in lettere minuscole (“il 4 maggio 1821”).

2.6 Abbreviazioni

L’uso di abbreviazioni deve essere limitato al massimo, essendo consentito in generale solo per le unità di misura (ma solo in contesti tecnici), per alcune informazioni all’interno di citazioni bibliografiche o archivistiche e negli altri casi elencati in calce. Si raccomanda in particolare di non abusare di abbreviazioni come “cfr.” e “vd.” (ma a maggior ragione anche dei corrispondenti termini scritti per esteso) per introdurre citazioni bibliografiche o archivistiche, in modo da non appesantire inutilmente le note. Acronimi che identificano archivi, biblioteche e altre istituzioni citate frequentemente nel testo o nelle note, oppure abbreviazioni che sostituiscono il nome completo di fondi archivistici, possono essere stabilite allegando al testo un apposito elenco, oppure indicando, alla prima citazione, la forma abbreviata tra parentesi dopo quella estesa: Biblioteca Nazionale Centrale, Firenze (d’ora in avanti BNCF). In questi casi gli acronimi non devono essere puntati. All’interno del testo le illustrazioni vanno richiamate inserendo tra parentesi tonde l’abbreviazione “fig.” o “figg.” seguita dal relativo numero o numeri in cifre arabe).

Esempi:

al. alii

c./cc. carta/carte

ca. circa

cap./capp. capitolo/capitoli

cfr. confronta

cit. citato/citata

ecc. eccetera

ed. edizione

f./ff. foglio/fogli

fasc. fascicolo

fig./figg. figura/figure

Id. Idem

ins. inserto

it. italiano/italiana

ms./mss. manoscritto/manoscritti

n./nn. numero/numeri

n.s. nuova serie

p./pp. pagina/pagine

r recto

reg./regg. registro/registri

s. serie

s.d. senza data

sec./secc. secolo/secoli

s.l. senza luogo

s.n. senza numero

tab./tabb. tabella/tabelle

tav./tavv. tavola/tavole

trad. traduzione

v verso

vd. vedi

vol./voll. volume/volumi

 

2.7 Note

Il numero di nota, in cifre arabe, deve essere scritto in esponente e senza parentesi; la sua posizione precede quella di tutti i segni di punteggiatura, ad esclusione delle virgolette.

Esempio:

Come sottolinea Alberti, “nelle abitazioni principesche, destinate a molta gente, anche le parti riservate a singole persone devono spirare un’aria di regalità” 7.

 

3. Convenzioni per le citazioni bibliografiche in nota

I riferimenti bibliografici sono di norma effettuati nelle note; le informazioni servono a identificare in modo semplice e univoco il testo a cui si vuole fare riferimento, e per questa ragione devono essere chiare e complete. Per ogni nuovo riferimento bibliografico devono essere fornite per esteso, secondo i casi, le seguenti informazioni nella sequenza indicata.

3.1 Citazioni bibliografiche estese: opere autonome

a) Autore: iniziale puntata del nome e cognome in alto/basso maiuscoletto, seguiti da virgola. Se gli autori sono più di uno e fino a tre, si riportano tutti separandoli con virgole; se sono più di tre, si omettono del tutto facendo iniziare la citazione bibliografica con l’indicazione del titolo, evitando di usare la dizione “AA.VV.”. Se l’autore non compare nel frontespizio, ma è comunque noto, lo si indica ponendolo tra parentesi quadre. Nel caso di un’opera collettanea con uno o più curatori, o di un’opera il cui frontespizio non riporta l’indicazione di autori ma quella di uno o più curatori, questi ultimi vanno citati dopo il titolo (vd. punto c).

b) Titolo: in alto/basso corsivo, seguito da virgola. Si raccomanda di citare il titolo che compare sul frontespizio dell’opera e non quello eventualmente stampato sulla coperta o sovraccoperta, dove talvolta è riportato con variazioni.

c) Curatore: nel caso in cui l’opera abbia un curatore, lo si deve indicare citando l’iniziale puntata del nome e il cognome in alto/basso tondo, preceduti da “a cura di” e seguiti da virgola. Se i curatori sono più di uno e fino a tre, si riportano tutti separandoli con virgole; se sono più di tre si riporta solo il primo facendolo seguire dalla dizione in corsivo “et al.”.

d) Città e data di edizione: in alto/basso tondo, senza virgola interposta. Il nome della città deve essere indicato nella lingua usata nel frontespizio. Nel caso in cui manchi l’indicazione del luogo e/o dell’anno, sostituirli rispettivamente con “s.l.” e “s.d.”. Se l’opera citata è composta da più volumi editi in anni diversi, si riportano le date del primo e dell’ultimo separate da un trattino.

e) Edizione e traduzione: nel caso si citi una edizione posteriore alla prima, il numero dell’edizione citata deve essere posto, in esponente, dopo l’indicazione dell’anno. Nel caso si voglia indicare il luogo e l’anno della prima edizione, li si scrive di seguito, tra parentesi tonde e preceduti dalla dizione “prima ed.”. Quando si cita la traduzione italiana di un’opera edita in una lingua straniera, si indicano le informazioni da a) a d) dell’edizione originale, ponendo dopo una virgola e la dizione “trad. it.” l’indicazione del titolo, degli eventuali curatori, della città e della data dell’edizione italiana.

f) Pagine: in ultimo, dopo una virgola, si pone eventualmente l’indicazione per esteso delle pagine a cui si fa preciso riferimento con la nota, rispettando il tipo di numerazione impiegato nell’opera; le pagine sono precedute dall’abbreviazione “pp.” e separate da un trattino.

Esempi:

M. Firpo, Gli affreschi di Pontormo a San Lorenzo. Eresia, politica e cultura nella Firenze di Cosimo I, Torino 1997

M. Ferrara, F. Quinterio, Michelozzo di Bartolomeo, Firenze 1984

Firenze perduta. L'immagine di Firenze nei 120 dipinti di Fabio Borbottoni (1820-1901), a cura di G. Fanelli, Milano 1983

[M. Lastri], L'osservatore fiorentino sugli edifizi della sua patria per servire alla storia della medesima, Firenze 1776-1778

A. Manetti, Vita di Filippo Brunelleschi preceduta da la novella del grasso, a cura di D. De Robertis, G. Tanturli, Milano 1976

B. Preyer, Two Cerchi Palaces in Florence, in Renaissance Studies in Honor of Craig Hugh Smyth, a cura di A. Morrogh et al., II (Art, Architecture), Firenze 1985, pp. 613-630

M. Mercati, Metallotheca in Vaticano metallis lapidibus gemmis terris aliisque fossilibus a Michele Mercato miniatensi instructa et ordine quem sequens pagina demonstrat conlocata, s.l. s.d.

M. Nohl, Tagebuch einer italienischen Reise, a cura di W. Lübke, Stuttgart 18772, pp. 5-7

F. Ruggieri, Scelta di architetture antiche e moderne della città di Firenze [...] Edizione seconda pubblicata, ed ampliata in quattro volumi da Giuseppe Bouchard, Firenze 17552 (prima ed. Firenze 1724)

H. Wölfflin, Renaissance und Barock. Eine Untersuchung über Wesen und Entstehung der Barockstil in Italien, München 1888, trad. it. Rinascimento e Barocco. Ricerche intorno all’essenza e all’origine dello stile barocco in Italia, Firenze 1928, pp. 136-138

 

3.2 Citazioni bibliografiche estese: saggi in opere collettanee, voci di dizionari enciclopedici, ecc.

Non variano le indicazioni e la sequenza contenute nei punti a) e b) del paragrafo precedente, ma dopo il titolo del saggio o della voce si indica, in alto/basso corsivo, il titolo del volume collettaneo, preceduto da “in” e seguito da virgola. Di seguito si indica il curatore secondo quanto esposto nel punto c), e poi, in cifre romane, l’eventuale numero del volume in cui è contenuto il saggio, seguito da virgola; quindi il luogo e la data di edizione del volume che contiene il saggio in questione, seguiti da virgola; infine le pagine di inizio e di fine del saggio, precedute dall’abbreviazione “pp.” e separate da un trattino. Nel caso in cui si voglia fare preciso riferimento a un determinato passo del saggio, dopo l’indicazione delle pagine di inizio e di fine, precedute da due punti (:) si indicano le pagine in questione.

Esempi:

A. Avogadro, De Religione, & Magnificentia Illustris. Cosmi Medices Florentini, in Deliciae eruditorum seu veterum έ opusculorum collectanea, a cura di G. Lami, XIII, Florentiae 1742, pp. 117-149: 120-122

B. Magni, Ammanati Bartolomeo, in Allgemeines Lexicon der bildenden Künstler von der Antike bis zur Gegenwart, a cura di U. Thieme, F. Becker, I, Leipzig 1907, pp. 413-415

 

Nel caso in cui si voglia citare un solo volume di un’opera articolata in più volumi autonomi, ciascuno dotato di un proprio titolo e magari di un proprio curatore, dopo il titolo generale dell’opera, separato da una virgola, si indica il numero del volume in cifre romane, seguito dall’indicazione del titolo del volume stesso, in alto/basso corsivo e tra parentesi tonde; quindi si prosegue con l’eventuale curatore del volume (se tutta l’opera fosse edita dallo stesso curatore, quest’ultimo andrebbe invece indicato subito dopo il titolo generale), e con il luogo e la data di edizione del volume. Si procede per analogia nel caso si voglia citare un singolo contributo all’interno di un volume di un’opera articolata in più volumi autonomi.

Esempi:

Giovanni Rucellai ed il suo Zibaldone, I (“Il Zibaldone Quaresimale”), a cura di A. Perosa, Londra 1960

J. Le Goff, L’Italia fuori d’Italia. L’Italia nello specchio del Medioevo, in Storia d’Italia, a cura di R. Romano, C. Vivanti, II (Dalla caduta dell’Impero romano al secolo XVIII), Torino 1974, pp. 1933-2088

 

3.3 Citazioni bibliografiche estese: atti di convegni, congressi, ecc.

Non variano le indicazioni e la sequenza contenute nei punti da a) a d) del paragrafo 3.1, ma dopo il titolo si segnala in tondo la natura degli atti (atti del convegno, del congresso, della giornata di studi, ecc.) e tra parentesi tonde si pone il luogo e la data del convegno, separate da virgola; a queste informazioni si fa seguire, ancora separata da una virgola, l’indicazione del curatore o dei curatori degli atti. Nel caso in cui si voglia citare un singolo intervento all’interno di un volume di atti, si combineranno queste indicazioni con quelle contenute nel paragrafo 3.2.

Esempi:

Architettura e tecnologia. Acque, tecniche e cantieri nell’architettura rinascimentale e barocca, atti del convegno (Roma, 21-23 marzo 2002), a cura di C. Conforti, A. Hopkins, Roma 2002

E. Clarke, Cecil Pinsent: a Biography, in Cecil Pinsent and his Gardens in Tuscany, atti del simposio (Fiesole, 22 giugno 1995), a cura di M. Fantoni, H. Flores, J. Pfordresher, Florence 1996, pp. 15-32

 

3.4 Citazioni bibliografiche estese: cataloghi di mostre

Si seguono le indicazioni del paragrafo precedente, sostituendo alle informazioni sul convegno le corrispondenti sulla mostra.

Esempi:

Firenze e la sua immagine. Cinque secoli di vedutismo, catalogo della mostra (Firenze, Forte Belvedere, 29 giugno-30 settembre 1994), a cura di M. Chiarini, A. Marabottini, Venezia 1994

William Morris, catalogo della mostra (Londra, Victoria and Albert Museum, 9 maggio-1 Settembre 1996), a cura di L. Parry, London 1996

C.L. Frommel, Le opere romane di Giulio, in Giulio Romano, catalogo della mostra (Mantova, Palazzo Te, 1 settembre-12 novembre 1989), Milano 1989, pp. 97-133

 

3.5 Citazioni bibliografiche estese: articoli in riviste

Dopo l’indicazione dell’autore e del titolo, redatta secondo quanto prescritto dai punti a) e b) del paragrafo 3.1, si indica il nome della rivista tra doppie virgolette inglesi (“ ”), in alto/basso tondo, avendo cura di porre in maiuscolo la prima lettera di ogni sostantivo e aggettivo; dopo una virgola si fornisce rispettivamente l’indicazione della serie (se esiste), del volume o annata (in cifre romane), dell’anno di edizione (in cifre arabe), del fascicolo (in cifre arabe), delle pagine di inizio e di fine dell’articolo (rispettando il tipo di numerazione impiegato nell’articolo) precedute dall’abbreviazione “pp.” e separate da un trattino; ciascuna di queste informazioni deve essere separata dalle altre per mezzo di virgole.

Esempi:

E. Vodoz, Studien zum architektonischen Werk des Bartolomeo Amannati, “Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz”, VI, 1941, 3-4, pp. 1-141

P.G. Hamberg, Gio. Batt. da Sangallo detto il Gobbo e Vitruvio, “Palladio”, n.s., I, 1958, pp. 15-21

F. Morandini, Palazzo Pitti, la sua costruzione e i successivi ingrandimenti, “Commentari”, n.s., XVI, 1965, 1-2, pp. 35-46

 

3.6 Citazioni bibliografiche abbreviate

Quando ricorrono di seguito due riferimenti bibliografici con lo stesso autore, nel secondo l’iniziale puntata del nome e il cognome sarà sostituiti dall’abbreviazioni “Id.”. Quando invece un riferimento bibliografico viene ripetuto più volte, per le citazioni successive alla prima si userà una formula abbreviata, costituita dal solo cognome dell’autore in maiuscoletto seguito da virgola (se esiste), dalle prime parole significative del titolo, in alto/basso corsivo, seguite senza spazi da tre puntini di sospensione e quindi dalla dizione “cit.” in tondo, a cui farà eventualmente seguito, dopo una virgola, l’indicazione della pagina o delle pagine a cui si vuole fare riferimento.

Esempi:

C. von Fabriczy, Michelozzo di Bartolomeo, “Jahrbuch der Königlich Preussischen Kunstsammlungen”, XXV, 1904, pp. 34-101; Id., Aus dem Gedenkbuch Francesco Baldovinettis, “Repertorium für Kunstwissenschaft”, XXVIII, 1905, 5-6, pp. 539-544

Frommel, Le opere romane… cit., pp. 101-103

Le Goff, L’Italia… cit., pp. 1050-1058

Firenze perduta… cit., p. 12

 

Nel caso in cui vengano ripetute di seguito due identiche citazioni bibliografiche abbreviate, anche nel caso compaiano in due note contigue, la seconda sarà sostituita dalla dizione in tondo “ivi”, seguito da virgola e dall’indicazione delle pagine a cui si intende fare riferimento. Nel caso in cui coincidano anche le pagine a cui si vuole riferirsi, la seconda citazione sarà sostituita dalla dizione in corsivo “ibidem”.

Esempi:

1 L.B. Alberti, I libri della famiglia, a cura di R. Romano, A. Tenenti, F. Furlan, Torino 1994, p. 260.

2 Ivi, p. 202.

12 C. Elam, Lorenzo de' Medici and the Urban Development of Renaissance Florence, “Art History”, I, 1978, 1, p. 52.

13 Ibidem.

 

4. Convenzioni per la citazione delle fonti documentarie

4.1 Citazioni di documenti singoli

Per ogni riferimento documentario devono essere fornite per esteso le seguenti informazioni, secondo la sequenza indicata.

a) Nome dell’archivio: si indica il nome per esteso dell’archivio in alto/basso tondo, seguito da una virgola e dal nome della città in cui si trova; oppure l’abbreviazione relativa (secondo quanto detto nel paragrafo 2.6). In entrambi i casi si pone una virgola alla fine delle informazioni.

b) Nome del fondo: in alto/basso corsivo, seguito da una virgola. Da notare che non sempre il documento appartiene ad un fondo identificabile con uno specifico nome: ad esempio quando fa parte di una piccola collezione, o comunque quando l’archivio che lo conserva non si è formato con l’aggregazione di fondi archivistici bene individuati. In questo caso l’informazione viene ovviamente omessa. Nel caso di citazioni ripetute di documenti provenienti dallo stesso fondo, il nome di quest’ultimo può essere abbreviato segnalandolo alla prima citazione (secondo quanto detto nel paragrafo 2.6).

c) Identificazione del pezzo: in genere è superfluo indicare il tipo di unità archivistica (busta, filza, scatola, ecc.), ed è sufficiente riportare il numero o comunque l’identificazione di tale unità, secondo la grafia stabilita dall’archivio in cui è conservato. È comunque buona norma, per evitare errate interpretazioni, riportare l’identificazione del pezzo seguendo il più possibile le abbreviazioni e le sigle stabilite dall’archivio di appartenenza.

d) Identificazione del documento: dopo una virgola si indica infine il numero il numero dell’inserto (ins.) e/o della/e pagina/e (p./pp.), della/e carta/e (c./cc.) o altro facendolo precedere dalla relativa abbreviazione. Nel caso di cartulazione, al numero della carta va fatta seguire, senza spazi intermedi, l’abbreviazione “r” o “v”, in corsivo e non puntata, ad indicare rispettivamente il recto o il verso della carta.

Esempi:

ASF, Mediceo del Principato, 3281, c. 216r

ASF, Miscellanea Medicea, 21, ins. 48, c. 1r-v

BNCF, Palatino, 853, c. 19v

 

4.2 Citazioni di opere manoscritte

Nel caso di opere manoscritte, si indica in maiuscoletto alto/basso l’iniziale puntata del nome e il cognome dell’autore (o il nome per esteso per gli autori più antichi) e, dopo una virgola, il titolo del manoscritto in corsivo; quindi, dopo la dizione in tondo “ms.” preceduta e seguita da virgola, si forniscono i dati relativi alla collocazione del manoscritto secondo quanto indicato in precedenza. Nel caso di citazioni ripetute, dopo la prima, completa, si può adottare la stessa formula abbreviata descritta per le citazioni bibliografiche.

Esempi:

Francesco di Giorgio, Trattato di Architettura, ms., BNCF, II.I.141

Mariano di Jacopo detto il Taccola, De Ingeneis libri I-II, ms., Bayerische Staatsbibliothek, München, CLM 197, II

Mariano di Jacopo detto il Taccola, De Ingeneis… cit., c. 25r

 

5. Convenzioni per la trascrizione delle fonti documentarie

Il principio generale da seguire nella trascrizione dei documenti è quello di permettere una lettura agevole del testo originario.

Per quanto riguarda la punteggiatura, si consiglia di mantenere il più possibile la situazione originale, con l'avvertenza però di introdurre o togliere interpunzioni quando è necessario per non fraintendere il testo; gli accenti e gli apostrofi mancanti devono essere aggiunti sistematicamente, e si consiglia di convertire all’uso moderno l’impiego delle maiuscole.

Per facilitare la comprensione, si conviene di sciogliere le abbreviazioni denotate da segni grafici non più in uso (p à per; opa à opera; mõte à monte; dł à del); le abbreviazioni consistenti nella sostituzione di una o più lettere finali di una parola con un punto, secondo la consuetudine tuttora vigente, sono da sciogliere con lo stesso criterio quando la loro comprensione può essere difficoltosa o dubbia, mentre negli altri casi devono essere mantenute. Analogamente, per ristabilirne la comprensione, devono essere aggiunte lettere fra parentesi quadre all'interno di una parola quando questa è scritta nel documento secondo una grafia diversa dall’uso corrente e tale da generare incertezze di interpretazione; negli altri casi deve essere mantenuta la lezione originale.

I simboli convenzionali impiegati nei documenti per indicare unità monetarie o di misura devono essere eliminati; al loro posto sono da introdurre specifiche abbreviazioni, eventualmente esplicate in una apposita tabella.

Situazioni particolari devono essere segnalate tramite alcuni segni convenzionali: tre punti racchiusi da parentesi quadre [...] indicano che si è tralasciato di trascrivere il brano interposto; tre punti racchiusi da parentesi tonde (...) denotano la presenza di una lacuna; un punto interrogativo racchiuso tra parentesi tonde (?) indica la presenza di una o più parole di cui è stata impossibile la lettura; un punto interrogativo racchiuso da parentesi quadre [?] segnala perplessità di significato o di lettura riguardo alla parola immediatamente precedente. Tutti i commenti aggiunti dal trascrittore all'interno del testo devono essere inseriti tra parentesi quadre.

Per quanto riguarda le notazioni cronologiche, nella trascrizione dei documenti le date devono sempre essere conservate secondo la lezione originaria, senza cioè eventualmente convertirle dallo stile impiegato nel documento allo stile moderno, con l’avvertenza di indicare tra parentesi quadre la data riportata allo stile moderno.

 

6. Convenzioni per le didascalie delle illustrazioni

Le didascalie delle illustrazioni, interamente in corsivo, vanno precedute dal loro numero progressivo, immediatamente seguito da un punto. Occorre quindi indicare:

a) nel caso di fotografie di soggetti privi di un autore bene individuabile (paesaggi, brani urbani, monumenti o architetture anonimi o fortemente stratificati), il nome del soggetto alto/basso, seguito da una virgola e dal luogo, anch’esso in alto/basso.

b) nel caso di soggetti con uno o più autori bene individuabili (architetture, opere di scultura, dipinti, stampe, ecc.), l’iniziale puntata del nome e il cognome degli autori (eventualmente separati da virgole) alto/basso, seguiti da una virgola e dal nome dell’opera. In caso di soggetti architettonici seguirà, separato da una virgola, il luogo; in caso di soggetti artistici eventualmente, tra parentesi tonde, il luogo di conservazione. La datazione, se presente, andrà posta, separata da una virgola, prima dell’indicazione del luogo. In caso di stampe contenute in volumi, dopo il titolo dell’immagine andranno fornite le informazioni bibliografiche sul volume stesso, secondo le regole già indicate, precedute da una virgola e dalla dizione “da” in tondo.

Esempi:

1. Palazzo Vecchio, Firenze

2. G.L. Bernini, Colonnato di San Pietro, Roma

3. F. Granacci, La cattura di Giuseppe, 1515 ca. (Firenze, Uffizi)

4. J. Barozzi da Vignola, Piedistallo dell’ordine corinzio, da Regola delli cinque

 

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