La costruzione dello spazio


Abstract


Cos’è la struttura in architettura? Quale il suo significato? Quali le sue implicazioni? Le diverse voci raccolte in questo numero rispondono a tali quesiti ponendo al centro del discorso il valore dello spazio, la sintassi del comporre, il pensiero come base fondante del progetto.

Muovendo dall’abbazia cistercense di Citeaux fino a toccare alcuni dei più nobili esempi padani, Paolo Zermani riflette sulla “struttura interiore” dell’edificio, l’unica in grado di dare senso al corpo dell’architettura. Un corpo vivo, palpitante di luce quello voltato del Kimbell Art Museum di Louis Kahn, che Francesco Venezia racconta in un sagace confronto con la recente addizione realizzata da Renzo Piano.

La struttura è ramificazione articolata di concetti. Così l’eredità di Kahn riaffiora nello spazio intenso della moschea Bait Ur Ruf a Dacca di Marina Tabassum Architects, mentre Alvaro Siza, a Lisbona, guarda alla tecnica degli antichi marinai per costruire la sua vela ‘grassa’, come ‘formata’ dal peso del cielo; si può andare fino a Tokyo, agli antipodi del Mediterraneo, e imbattersi nella classicità vitruviana delle palestre di FT Architects.

Ma proprio nella terra di Vitruvio la poetica della tettonica è da sempre legata alle forme del paesaggio naturale e costruito. Nella campagna umbra Francesco Cellini disegna per il centro di canottaggio una struttura ogivale in ferro e legno che evoca insieme l’immagine di uno scafo rovesciato e di un’arcaica capanna; in Sicilia, a Modica, Messina e Fidone completano le rovine del convento di Santa Maria del Gesù con strutture in legno e rame che prima di essere coperture sono ponti fra passato e presente. E se nella capitale Nervi e Moretti immaginano le loro grandiose strutture avendo in mente la spazialità di Roma antica, Julio La Fuente nell’ardito aggetto dell’ippodromo di Tor di Valle segue proprio la lezione costruttiva di Moretti, che è sintesi di valori plastici, costruttivi e funzionali.

A Firenze il discorso intorno alla struttura assume connotati di tipo sociale: sotto quella volta sospesa sul paesaggio che è la Rotonda di Settignano Fagnoni riunisce una intera comunità, mentre nel progetto del Ponte Vespucci Gori offre una declinazione matura del tema della variabilità michelucciana.

In altra area geografica, Jean François Zevaco nelle terme di Sidi Harazem interpreta la struttura come risultante di un percorso poetico che origina e riporta al paesaggio.

Ma esiste anche una struttura nascosta, terragna. È la città invisibile e sotterranea, di Napoli come di Siena, che è matrice e sostegno di quella visibile.

Full Text:

PDF


DOI: http://dx.doi.org/10.13128/FiAr-23670

 

This is a peer reviewed journal published under a Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0) 

  

Via Cittadella, 7 - 50144 Firenze 
Tel. (0039) 055 2757700 Fax (0039) 055 2757712 
E-mail: info@fupress.com