Sul ‘Prometeo incatenato’. Tragedia dello sguardo e anatomie del tempo: considerazioni di regia

Claudio Longhi

Abstract


The essay aims at showing the development of the critical thought about Prometheus Bound that underlied the staging of this tragedy at the Teatro Greco of Siracusa during the spring of 2012. The performance was directed by the author of these pages for the Istituto nazionale del dramma antico (premiere: Siracusa, 11th May). In the framework of a hermeneutic paradigm based on the ‘critically’ untimely nature of the classic, the staging of Prometheus here discussed wanted to inquire the role of sight in the orchestration of this tragedy, as well as to account for the way time is treated in the text. In the light of this approach, Prometheus looks like a cruel portrait of a world in a state of crisis, suspended between two disasters (one has just ended, the other is looming ominously on the horizon); from its remote distance, such a world gives us an image both lucid and alienated of our present.

Il saggio si propone di restituire il percorso di riflessione critica intorno al Prometeo incatenato che nella primavera del 2012 ha sostanziato il processo di messa in scena della tragedia presso il teatro greco di Siracusa, curata dall’autore di queste pagine per conto dell’Istituto nazionale del dramma antico (debutto: Siracusa, 11 maggio). Entro un paradigma ermeneutico fondato sul principio dell’inattualità ‘critica’ del classico, l’allestimento del Prometeo di cui qui si riferisce punta a indagare il ruolo svolto dallo sguardo nell’orchestrazione della tragedia, così come a render ragione del trattamento cui la funzione tempo è sottoposta nell’opera. Sulla base di un simile approccio, il Prometeo appare così come un crudele ritratto di un mondo in crisi sospeso tra due catastrofi (l’una appena trascorsa, l’altra minacciosamente incombente all’orizzonte); un mondo che dalla sua remota distanza ci consegna un’immagine ad un tempo lucida e straniata del nostro presente.


Keywords


Prometheus Bound; Aeschylus; Greek Theatre of Syracuse; Classics; Anthropology of Vision

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DOI: http://dx.doi.org/10.13128/Drammaturgia-15237

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